giovedì, 13 dicembre 2007
Sorprese sotto l’albero
 
Quotidiana telefonata a una delle mie sorelle.
“Senti, non è che hai già comprato il regalo di Natale per me?”
“No, ma ci stavo pensando.”
“A cosa pensavi?”
“Mah, non so… Una bella sciarpa, che ne dici?”
“Una sciarpa? Ma ne ho decine! No, ascolta: l’altro giorno sono entrata da G. e tu sai che li non posso resistere… ha delle cose così belle, hai presente quel classico giovane, scicchissimo? Io rinuncio sempre, con quello che costano non posso mai…”
“ Vieni al sodo.”
“Ecco, mi son trovata davanti un golfino meraviglioso. Guarda, morbidissimo, leggero come una piuma, caldissimo, stava in una mano, ma che ti posso dire… de-li-zio-so!”
“Quindi?”
“Quindi l’ho comprato!”
“Bene.”
“No bene, mi è costato un occhio.”
“Ti supplico, liberami…”
“Ecco, volevo chiederti, ma tu quanto volevi spendere per il mio regalo?”
“Non so… cento euro?”
“Perfetto. Tu mi dai cento euro e mi regali un terzo del mio golfino.”
“ Un terzo? Che terzo?”
“Metà davanti e una manica?”
“Ci sto. Se questo mi libera dal girare per cercarti il regalo, ci sto. A proposito, io invece ho ricomprato il robot da cucina.”
“Carino.”
“Macchè carino, mi è costato duecento euro. Che ne dici di regalarmene metà, così siamo pari?”
“Che metà?”
“Il motore?”
“Il motore? Tristissimo, non se ne parla! Ti regalo il pezzo di sopra.”
“Va bene. Allora ci vediamo stasera. Cento euro contanti.
“A dopo.”
“A dopo.”
Bianco Natal…
 
 
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sabato, 20 ottobre 2007
Soddisfazioni
 
“Mamma oggi abbiamo avuto il compito in classe d’italiano.”
“Oh… beh, come è andata?”
“Bene, ho scelto la traccia di fantascienza, c’era da immaginare come sarebbe stata la mia vita nel 2037.”
“Ah, io una traccia così me la sarei sognata, sempre mattonate storiche o letterarie. Dai raccontami cosa hai scritto, fammi leggere la brutta.”
Mi tende un foglio stropicciato.
“Cominci con una lettera a un amico? Brava, ottima trovata per descrivere la tua vita.”
Proseguo, lei immagina di essere diventata un medico legale e una esperta criminologa, come fantasticano tutte le sue coetanee abbacinate dalle vicende reali dei RIS e quelle televisive tipo CSI Miami.
… mi sono sposata e ho avuto due figli. Mia madre è morta tanti anni fa,  mentre mio padre sta bene e vive sempre con la sua compagna...
Mia madre è… mia madre è morta tanti anni fa!!?
“Giorgia, ma come, io sono morta!”
“Beh mica potevi vivere in eterno!”
“E perché papà e la sua compagna si, allora?”
“Ehm… mami devo fare un paio di telefonate e ho una montagna di compiti, adesso non ho più tempo.”
Mi strappa il foglio dalle mani e corre a rintanarsi in camera sua.
Mi ha fatta fuori! Mi ha fatta fuori e ha salvato l’adorato padre e la sua compagna, per giunta! Sono sbigottita. Vuole più bene al padre, ecco l’ho sempre pensato.
Se io morissi adesso, non gliene imporrebbe un fico secco, si trasferirebbe beata a casa del padre con una nuova madre più giovane e allegra. Che ha pure il cane che lei lo desidera tanto e poi loro fanno sempre cose divertenti, mentre io sono una lagna e sono sempre stravolta dalla stanchezza. Io la rimprovero e le rompo le scatole con i compiti, ecco perché mi ha fatta fuori. Il papi no, lui è tanto divertente e simpatico lui, l’ha lasciato in vita, lui!
Sono sicura che sotto sotto medita di abbandonarmi e andarsene a vivere con il padre. Oddio non potrei reggere.
Prendo il coraggio a due mani e vado a farle la GRANDE-DOLOROSA-INOPPORTUNA-MASOCHISTICA DOMANDA:
“Giorgia, ascolta…”
Musica a palla, nemmeno si è accorta che sono entrata. Mi faccio largo tra scarpe, libri, jeans tutti regolarmente a terra.
“Giorgia!” Spegne finalmente e mi guarda come un alieno che ha invaso il suo pianeta.
“Giorgia, senti io non te l’ho mai chiesto, ma forse tu… forse tu… preferiresti andare a vivere con papà. Io, vedi, non me la prenderei, puoi scegliere liberamente, io non ne farei una tragedia, con loro staresti sicuramente meglio…E poi verresti a trovarmi ogni tanto… verresti vero? Ogni tanto?
“Mamma! Ma che dici, sei impazzita?”
Torna a scorrermi un filo di sangue nelle vene.
“ Beh.. sai…”
Mamma, per nulla al mondo me ne andrei da questa casa! Io voglio stare qui!”
Fiumi di sangue caldo nelle vene.
“Oh tesoro, io pensavo che …”
“Stai scherzando? Primo, casa di papà è stralontana dalla mia scuola e dai miei amici, secondo loro cucinano da schifo.”
Riaccendo lo stereo a palla e me ne torno di là.
Ancora tre o quattro anni, l’adolescenza finisce e poi dicono che tornano normali.
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lunedì, 08 ottobre 2007
Mr Bean mi fa un baffo
  
La giornata storta si presenta storta subito. Apri gli occhi e lei è li che ti porge il suo biglietto da visita: la sveglia non ha suonato, sono le nove e mezzo e tu dovevi essere in piedi alle sei e mezzo. Tre gigantesche ore di ritardo già accumulate, cui andrà sommato tutto il tempo per abluzioni, vestizione, colazione, percorso fino al posto di lavoro. Salto le abluzioni, sparandomi litri di deodorante ovunque ben sapendo che l’effetto combinato deodorante pelle non lavata produce un olezzo di cipollina aromatizzata al mughetto. Passo a una vestizione approssimativa, salto la colazione e caracollo verso la fermata dell’autobus. Il furgone che rifornisce la salsamenteria lì accanto parcheggia davanti a me, fregandosene della fermata. Scarica le olive, poi i surgelati, tira fuori due casse di pelati e una di marmellata. L’autobus non arriva. Continuo a osservare l’andirivieni del fornitore che sta impilando su una cassetta di mozzarelle, una di stracchini freschi freschi.
La giornata storta mi ricorda della sua esistenza: l’uomo inciampa sul gradino del marciapiede, barcolla, le cassette volteggiano brevemente nell’aria e quella degli stracchini mi viene incontro prima ancora che la metta fuoco. Si schianta sulla giacca e scivola lentamente sui piedi: uno stracchino si scarta e mollemente si adagia sulla mia scarpa di camoscio. Nuova nuova.
Ci guardiamo io e lo scaricatore, muti e sbigottiti. Due pischelli vicino a me si danno di gomito e ridacchiano.
Comincio a dare dei colpetti con il piede per staccare lo stracchino, ma niente. Mi chino, lo prendo con due dita ma è troppo fresco: si rompe, una parte resta sulla scarpa l’altra in mano. Scuoto la mano per liberarmi della deliziosa melma che in effetti si stacca, ma per finire sulla gonna della signora alla mia destra.
Arriva l’autobus, non ho tempo da perdere, mollo la signora inferocita, lo scaricatore contrito e i pischelli ridacchianti e salgo con la scarpa allo stracchino e la mano pure.
Come dio vuole arrivo in ufficio. Non faccio in tempo a uscire dall’ascensore che la segretaria mi assale in preda all’ansia:
“Il capo ti sta cercando da due ore! Dove sei finita… è urgente, è arrivato il Supercapopoteredivitaedimorte, ti aspettano in sala riunioni …e’ fuori di sé.  Corri!!”
Entro a precipizio, con un tocco di stracchino sulla scarpa e residui di formaggio sulla mano. Puzzo vagamente.
 Il capo caimano mi squadra da capo a piedi:
“A cosa dobbiamo l’onore di averla qui?”
Poi guardandomi insistentemente la scarpa:
“Ha fatto colazione in trattoria?”
“Si” -  esplodo io che ormai  non posso più di tutta quella faccenda. “Si, dottor Caimano, ho fatto colazione in  trattoria: la trippa era ottima e anche la finocchiona e il caciocavallo, ma lo stracchino…ah lo stracchino era una vera delizia ne ho mangiato talmente tanto che me lo sono spiaccicato  tutto addosso. Dovrebbe assaggiarne anche lei. Vuole?” faccio tendendogli la mano stracchinata.
Sto aspettando la lettera di licenziamento. E comunque ne passerà di tempo prima che mangi di nuovo lo stracchino.
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mercoledì, 19 settembre 2007
Una vita da avatar
 
La settimana scorsa ho incontrato l’uomo della mia vita: il dietologo. Il mio giro vita ha raggiunto un’espansione considerevole negli ultimi mesi, con il colpo di grazia finale della cucina siciliana delle vacanze. Pur di non affrontare una dieta, ho cercato di vederla in positivo, tipo che avrei galleggiato meglio in mare visto che non so nuotare, oppure che avrei potuto propormi come testimonial per la Michelin e fare un pacco di soldi. Ma le amiche, le mie filiformi-dietetiche-salutiste-sempredigiune amiche, mi hanno costretta: “Via quelle cicce, così non ti guarda più neppure il pizzicagnolo (mio unico ammiratore degli ultimi tempi).
Insomma, l’ho incontrato. Alle quattro in punto ho suonato all’impettito portoncino di una via del centro e mi ha aperto una segretaria segaligna e altezzosa. Volevo già andarmene via di corsa ma lei mi ha praticamente spinta nella sala d’aspetto. C’era solo una signora, distinta, curata, magrissima anche lei. Doveva essere un “dopo la cura” forse noleggiata appositamente dal dietologo per rassicurare i clienti. Mi ha guardata con condiscendenza ed è tornata a leggere Marie Claire.
Dopo 20 minuti di attesa, vengo introdotta da Segaligna nella stanza dell’uomo che dovrebbe cambiarmi la vita e farmi tornare a somigliare al mio avatar.
Lui mi è subito antipatico, mi ricorda  Putin e Putin mi ricorda un cobra. Conversiamo per una ventina di minuti e l'affamatore mi piace sempre meno. E’ cattivo, ho paura, voglio la mamma e voglio tornare a casa a farmi le frittelle.
“Signora, lei ha degli squilibri alimentari notevoli. Bisogna resettare il suo metabolismo.”
Resettare?! Io non mi metto nelle mani di uno che dice resettare!
“Alla sua età, gli squilibri ormonali…la tiroide…”
Alla mia età?! Squilibri? Mi sta insultando!
Dopo una sequela di considerazioni metafisiche sui risultati delle mie analisi Putin emette il verdetto.
“Lei deve perdere una decina di chili. Non di più.”
Non di più??? Lo credo bene, dopo c’è la morte!
Segue tabella di marcia con elenco di cibi, tipo cavolfiore che non mi sono mai sognata di mangiare in vita mia; l’olio, il mio adorato olio, compare con la dicitura gocce e una serie di privazioni facilmente immaginabili. Il tutto sciorinato da Vladimir senza mai sorridere. Mai.
“Naturalmente lei tornerà per dei controlli. Ogni settimana.”
“Naturalmente.”
Pochi e gelidi salamelecchi e la visita finisce.
Lunedì - si comincia sempre di lunedì - ho brucato coscienziosamente ettari di insalata senz’olio e senza sale (via anche quello) e altra roba sconosciuta alle mie papille gustative.  Al momento ho parecchie visioni tipo quelle della piccola fiammiferaia quando le appariva una tavola riccamente imbandita… E’ probabile che muoia in tempi brevi.
 
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categoria:a dieta da putin
venerdì, 03 agosto 2007
 
Felicità da quattro soldi
 
Sono mesi che non scrivo una riga. Sono sommersa dal lavoro e da una infinita tristezza. Perché? Non lo so: cento motivi validi o forse nemmeno uno. Dopo aver oltrepassato numerose soglie di stanchezza e di stress neanche molto dignitosamente, sono giunta, credo, (ma c’è fondo al peggio?) allo stadio finale: quello del coma vigile. Mi muovo, eseguo, parlo, ma come una automa. La routine e la forza di inerzia sono i miei unici sostegni.
Ieri sono entrata dall’erborista sotto casa e le ho chiesto con gli occhi da pazza: “Ce l’hai un intruglio che mi faccia sentire felice?”
“Siediti” mi ha detto e ha cominciato a farmi un po’ di domande. Io ho risposto in modo melodrammatico e lei ha tirato fuori una serie di flaconi dai quali ha prelevato svelta e sicura una serie di liquidi e li ha mescolati in una boccetta.
“Ecco qui. Tre gocce, quattro volte al giorno, sotto la lingua.”
“… e poi sono felice?”
“Si”
"E quanto costa?"
“Sei euro.”
“Sei euro!! Pensavo sei miliardi di euro, almeno. Costa così poco la felicità?”
“Sono Fiori di Bach, vedrai che ti sentirai subito meglio.”
Appena uscita dalla bottega ho scaricato l’intero dosatore sotto la lingua e ho atteso che si compisse la magia. Sarà stata la dose eccessiva, ma ho cominciato a sentirmi più leggera e quel macigno sul cuore pesava molto molto meno.
Per paura che la magia svanisse, in un solo giorno mi sono scolata tutta la boccetta e… lo so che non ci credete, ma ora io sono felice!
Finche dura il Placebo.
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categoria:felicità
domenica, 27 maggio 2007
Rabbia
 
Il punto è questo: cosa si fa quando sei a una cena, tutte coppie, tu spaiata messa seduta accanto all’altro spaiato di turno e un commensale se ne esce con una tirata offensiva su quelle rompicoglioni delle donne separate, piene di problemi, con figli al seguito e sempre disperatamente a caccia di una nuova sistemazione? Essendo io una donna serenamente separata e per niente a caccia di quei miserabili avanzi rimasti sul mercato, m’é andato di traverso il profiterol e ho provato il subitaneo istinto di lanciare al “signore” il coltellino da dessert, unico oggetto tagliente rimasto sulla tavola. Me ne sarebbero serviti due, in realtà, uno anche per la moglie che gongolava soddisfatta di essere nella giusta e rispettabile posizione sociale.
Il mondo non è cambiato molto, in fondo.
Intanto la padrona di casa, la sola a conoscermi, ha cominciato a parlare a macchinetta spaziando da Bagnasco al dr House.
Ho sussurrato al mio imbarazzato vicino se fosse stato disposto a passarmi il trinciapolli rimasto sul carrello ma con un’occhiata mi ha supplicata di soprassedere.
Più tardi a letto mi sono venute, come sempre, tutte le magnifiche risposte che avrei potuto dare a quell’orrido uomo e più le pensavo più le raffinavo nella cattiveria. Ma tanto…
 
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domenica, 20 maggio 2007
Da capo a piedi
 
“Quindi hai deciso?”
“Sì, mi ricovero il 28 e faccio tutto.”
“Tutto cosa? Non dovevi farti resegare le “cipolle” dai piedi? Che poi, io non lo so, ma a me sembra una follia… tutto il dolore che dovrai patire solo per due sporgenze dell’osso!
“Ma dico: ti rendi conto che devo sempre rinunciare alle scarpe più carine e per trovarne un paio comode mi tocca andare da Barbiconi!*
“Mah! E cos’è questo “tutto” di cui parlavi?”
“Mi faccio tirare le palpebre.”
“Le palpebre? Mio dio cos’hanno?”
“ Sono scese, cara, se non te ne sei accorta. Non riesco più nemmeno a mettermi l’ombretto. E poi invecchiano.”
“Io non me ne sono mai accorta…”
“E invece dovresti pensarci anche tu. E’ ora. Abbiamo un’età!”
“Un’età… di già?”
“Altrochè, qui sta crollando tutta la baracca. Per questo ho pensato di farmi tirare anche la pancia.”
“Gesù, tutto assieme!”
“Dico: ti rendi conto quanto mi costa una camera in clinica? Devo mettere a frutto stanza, sala operatoria, chirurgo e un’anestesia totale.”
“Bè, in effetti, messa così è un bel risparmio. Ma, al risveglio, non hai paura di tutto quel dolore variamente dislocato?"
"Ne varrà la pena."
Io andrò a trovarla perché è un’amica. Ma se penso alla scena di trovarla stesa, con i piedi fasciati, le palpebre sbarrate tipo Arancia meccanica e rigida come una mummia perché se sospira le si squarcia la pancia… io non so se ce la farò a restare seria.
 
*storico negozio romano per ecclesiastici
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domenica, 13 maggio 2007
L’ingegnere del terzo piano colpisce ancora
 
Ieri ho avuto il piacere di sentire di nuovo la voce stridula dell’ingegnere del terzo piano. Avevo appena annaffiato quelle quattro piante mortaccine che ho sul davanzale, quando trilla vigoroso il citofono.
“Signora, sono Sempronio del terzo piano.”
Il rompicoglioni di razza.
“Dica, ingegnere”
“Mi sono piovute delle gocce sul parapetto del terrazzino.”
“Bene”
“No bene, signora. Male.”
“Perché, scusi?”
“Perché provenivano dal suo davanzale.”
“Preferiva che provenissero da un altro?”
“Signora non faccia la spiritosa! Lei deve annaffiare con moderazione.”
“Io annaffio con moderazione.”
“No, se vuole salgo e le dico come si annaffia correttamente.”
“Lei è un giardiniere? Un botanico?”
“No, sono un ingegnere ma mi intendo di piante e giardinaggio.”
“Arrivederla, ingegnere.”
Neanche due minuti e suona il campanello della porta.
Apro e me lo trovo davanti, rigido e impettito come il suo parapetto, con un piccolo annaffiatoio a beccuccio lungo in mano.
“Vede signora, questo è l’attrezzo giusto che lei deve adoperare per annaffiare le sue piante. Cosa usa lei, per curiosità?”
“Bicchieri o la brocca dell’acqua se voglio farla corta.”
“Bicchieri!”
“Bicchieri.”
Riprende colore e senza indugio si introduce in casa mia.
“Signora, se permette, le mostro l’efficacia di questo strumento: lei annaffierà più agilmente e io non sarò disturbato dalle sue gocce.”
“Ma che fastidio danno le mie quattro gocce al suo davanzale? Si asciugano, no? Mica le arrivano addosso!”
“Signora, di gocce accetto solo quelle che ci manda a suo piacere nostro Signore.”
Quest’uomo mi porterà dritta in galera per omicidio volontario e gratuitamente efferato. Ma mi daranno le attenuanti. Quintali di attenuanti. Oh si, ne varrà la pena.
Spalanca deciso la finestra e, dimenticando che le piante sono state già annaffiate e hanno già disturbato il suo insigne parapetto, va giù deciso di annaffiatoio.
L’acqua trabocca rapida dalla sottostante vaschetta e precipita felice in quantità intollerabili nel vuoto atterrando dove so già.
“Signora!!” - si alza pronta una voce femminile perentoria e indignata. E’ la degna moglie dell’ingegnere rimasta in attesa sul terrazzino, sporgendosi ad origliare la lezioncina che il coscienzioso marito era venuto a impartirmi.
Mi affaccio: l’amabile signora con bigodini e retina in testa e totalmente fradicia. E soprattutto è furibonda. Chiudo la finestra, grata alla giustizia divina.
“Grazie ingegnere, il suo consiglio è stato prezioso. Questo annaffiatoio è davvero fantastico. Arrivederci e buona giornata.”
I bicchieri vanno benissimo.
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mercoledì, 02 maggio 2007
Te la do io l’alternativa!
 
“Mamma c’è da firmare.”
 Ormai è un rito serale. Nell’attimo esatto in cui sto per chiudere gli occhi Giorgia si presenta con qualche foglio di avviso per Assemblee d’Istituto, Consigli di Classe e miliardi di altre informative scolastiche. Neanche Prodi firma così tanto!
Inforco gli occhiali e leggo le seguenti testuali parole:
“Il Collegio dei Docenti, riunito oggi in seduta straordinaria, considerando suo compito formativo accompagnare gli alunni nel percorso verso una cittadinanza responsabile e verso una legalità sostanziale e progressivamente acquisita…  - mi gira la testa: che vuol dire??!! …dopo attenta riflessione sulla proposta di didattica alternativa presentata in data 18 aprile (dagli studenti in rivolta, n.d.r.)."
“In rivolta?” la guardo sbigottita al disopra degli occhiali.
“Mamma, abbiamo fatto una  dimostrazione davanti alla scuola - fa lei condiscendente - firma su.”
“Tu hai partecipato a una rivolta? E perché mai?”
“Ma il perché non lo so, noi dopo dieci minuti ce ne siamo andate a Villa Borghese.”
Gesummaria.
“E poi leggi, c’è scritto lì il perché.”
" …Proponiamo, venendo incontro alle esigenze espresseci da professori e alunni, di svolgere le prime due ore di didattica in classe con il docente di turno, durante le quali si potranno ripassare gli argomenti precedenti, si potranno aiutare gli alunni con maggiori difficoltà didattiche oppure, se il professore lo volesse, svolgere attività di didattica alternativa. Al termine delle prime due ore, le lezioni si svolgeranno a classi aperte, con corsi tenuti da relatori della componente studentesca, eventualmente supportati da professori, qualora questi siano d'accordo. ”
Non capisco niente ma la parola “alternativa” mi ricorda altri tempi rivoltosi e soprattutto mi ricorda parecchia fuffa.
“Giorgia mi spieghi?”
“Oddio mamma, possibile che non capisci? Per una o due  settimane, nelle prime due ore i prof non possono interrogare, al massimo ripassare qualcosa e poi si fanno corsi vari.”
“Tipo?”
“Teatro, scacchi, danza del ventre…”
“Danza del ven…stai scherzando?”
“Mamma è una espressione di un’altra cultura.”
La puzza di fuffa aumenta.
“Allora perché non cominciate dalla nostra, di cultura, con una bella tarantella?”
“Tarantella che roba è? Un dolce?”
“Lo vedi? E dimmi, cara, in che regione si trova Vercelli?”
 “Vercelli? Che c’entra, sei impazzita?”
“Lo sai o no?”
“…”
In che anno l’Italia è diventata una Repubblica?
“…”
“Chi ha firmato le Leggi Razziali?”
“…”
Domani vado dalla preside e ve li do io scacchi, teatro e compagnia bella. La mia generazione ha urlato indignata contro il nozionismo ma ora lo rivoglio tutto!
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domenica, 22 aprile 2007
Stress
 
Apro gli occhi. Primo pensiero: è domenica. Secondo pensiero: non faccio assolutamente niente. Niente lavoretti di casa, niente telefonate, niente uscitine fuori porta, niente di niente. Me ne sto stravaccata sul letto alternandolo al divano, leggendo rigorosamente riviste disimpegnate, ascoltando la radio o vedendo la tivu. Sono distrutta, a pezzi, stanca morta.
Non voglio nemmeno trascinarmi al pur vicinissimo parco e svaccarmi al sole.
Ozio puro. Abbandono del corpo. Svuotamento del cervello.
Convoco Giorgia e le comunico che non ho intenzione di fare nulla, tantomeno cucinare. Neanche chiamare il cinese o Pizza Sprint per farci portare cibo a domicilio. Usare i polpastrelli per digitare un numero potrebbe uccidermi. Lei coglie subito il lato positivo:
“Questo vuol dire che non circolerai per casa ordinando, minacciando, rimproverando?”
“Si, tregua totale.”
“Cameretta in disordine?”
“Ammessa.”
“Telefonate e internet a go-go?”
“Ammesso.”
“Assunzione libera di cibaria insana?”
“Ammessa.”
“Mami lo stress ti fa bene, dovresti mantenere sempre questi ritmi di lavoro, ti rendono molto mamma americana fica. A domani.”
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