giovedì, 30 novembre 2006
Un pizzico di polonio, please
 
Per favore chiunque sia entrato in contatto con il povero Litvinenko , si metta a sua volta in contatto con me! Ho bisogno di una certa quantità di polonio da sparpagliare nella stanza del mio capo il quale, quando andrà a fare la quotidiana leccata di … piedi al supercapo, contagerà anche lui. Due piccioni con un polonio. Ma esistono capi buoni, corretti, per bene? Io non ne ho mai conosciuti.
Giorni fa, il mio è entrato nella mia stanza (in realtà lui non entra: apre lentissimamente la porta come nei film horror e introduce la sua testa da cobra fra lo stipite e l’uscio, nella speranza di beccarmi a fare un solitario).
Mi ha chiesto con nochalanche una mia ricerca sulla quale avevo buttato sangue per tre settimane e l’ha bellamente consegnata al supercapo il quale l’ha lodato in riunione davanti a tutti.
In attesa del polonio per la “soluzione finale”, mi sono vendicata. Ho finito un’altra ricerca in corso e ci ho introdotto qua e là una manciata di errori gravi (numeri e concetti, non ortografia).
Quindi ho atteso paziente il cobra. Che non si è fatto attendere. Ieri è venuto a trovarmi, mi ha blandita con i soliti complimenti sperticati sul mio aspetto e sulla mia bravura, poi mi ha chiesto la nuova ricerca, così tanto per dare un’occhiatina. In riunione il Caimano number one se l’è mangiato vivo, dichiarandosi sbigottito per la grossolanità degli errori che aveva fatto. Lui naturalmente.
Io mi sono sentita leggera come una farfalla.
postato da: violacciocca alle ore 11:25 | Permalink | commenti (7)
categoria:cobra e caimani
mercoledì, 29 novembre 2006
Basta un fiore
A dire il vero non so nemmeno come è fatta una violacciocca. Da piccola, nel giardino di mia nonna crescevano le violette e quelle me le ricordo bene, ma della famiglia delle viole non so nulla. Perché allora questo nickname che io stessa trovo raccapricciantemente romantico? Un perché c’è.
Molti anni fa, io e la mia amica del cuore fummo lasciate in contemporanea dai nostri rispettivi ragazzi. Entrambi (fu  solo una coincidenza ma ci uccise) ci avevano sostituite con due bellone di prima categoria.
Mentre ci intristivamo a vicenda piangendoci a turno sulle spalle, la mamma dell’amica sentenziò: “Ragazze non buttatevi giù: ricordatevi che le rose sono belle ma avvizziscono presto: voi siete come le violacciocche, quei fiori timidi che crescono all’ombra delle foglie che nessuno nota subito ma che sono altrettanto belle e hanno un profumo tenue ma duraturo. Credetemi le violacciocche sono meglio delle rose!!" 
Fu meglio di un Prozac. Ci rinfrancammo e soprattutto ci credemmo.
Questo sentirci violacciocche ci sostenne per diverso tempo, sicure che prima o poi qualcuno dalla vista acuta, molto acuta, ci avrebbe notate. Così è stato, in effetti, ma è sul “duraturo” che l’effetto violacciocca non ha funzionato. I nostri colori tenui e il nostro profumo delicato non sono stati apprezzati. Io me ne sono tornata sotto le foglie con la nuova violacciocca che ho messo al mondo 14 anni fa e alla quale la prima parola che  ho insegnato è stata: rosa.
postato da: violacciocca alle ore 13:24 | Permalink | commenti (7)
categoria:perché violacciocca