domenica, 24 dicembre 2006
Natale, mai più senza
 
Stamattina quando ho aperto gli occhi e ho pensato alle due intense giornate che avevo davanti non mi sono sentita sopraffatta e seccata come prevedevo. Nient’affatto.
Mi è piaciuto pensare al da fare in cucina, ai profumi, agli odori, agli ospiti, al rumore, alle voci, agli addobbi da sistemare, alle candele da accendere. E’ una festa. Faticosa, certe volte noiosa, certe volte deludente, ma è comunque una festa.
Ho provato a chiudere gli occhi e a immaginare che il Natale non ci fosse più. Mai più. Abolito per sempre. Niente pranzi, niente parenti, niente regali, niente addobbi e luci dentro e fuori casa. Un giorno qualsiasi.
Bè, potrei morire di dispiacere.
In molti abbiamo fatto gli spiritosi e i cinici sui blog, io per prima ho dichiarato che avrei preferito essere passata per le armi…
Ma mi piace che sia Natale.
 
P.S. la torta fondente di cioccolato mi è venuta una schifezza. L’ho dovuta battere sul piano di marmo due volte per poterla buttare. Altro che fondente…
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categoria:natale
martedì, 19 dicembre 2006
Se non ci si aiuta tra vicini…
 
Dev’essere stato mentre dormivo che il carrarmato mi è passato sopra. Perché è così che mi sento oggi: sbriciolata, dolente, morente, cadente, potrei andare avanti per ore. Mi piace lamentarmi a morte quando sto male, mi piace essere accudita amorevolmente, coccolata e rassicurata come quando ero FIGLIA: mi ficcavo a letto con una pila di giornaletti e la mamma, sollecita e sorridente, mi portava spremute d’arancia e biscotti all’anice.
Ora sono io la mamma e mia figlia, quando mi vede a letto, mi guarda come il montanaro che vede accasciarsi l’asino che gli porta la soma.
"Mami hai la febbre? Ti serve qualcosa?" Nessuna attesa di risposta. “Io vado a pallavolo, poi passo da nonosochi a ripassare storia, ci vediamo ciao mami”. E via come il vento.
Un’adolescente per casa è un’esperienza che non vale la pena vivere.
Mi rimesto infelice tra le coltri, abbandonandomi a un torpore in cui compaiono in sequenza tè caldi, tachipirine che arrivano da sole dalla farmacia, coperte che placano i brividi, una mano fresca sulla fronte, il sorriso della mamma, una suonata di citofono… Una suonata di citof…Balzo sul letto. Non può essere, è l’effetto del delirio: quel coso non suona mai, a parte per le raccomandate. Comunque vado.
“Si?”
“Signora sono Sempronio del terzo piano.”
Quel rompicoglioni di Sempronio del terzo piano, più esattamente.
“Mi dica ingegnere”
“Il motorino di sua figlia è parcheggiato male. Mi impedisce di fare manovra, signora (esse sibilata).”
Vedo una grande luce: sono le fiamme in cui sta bruciando Giorgia a fuoco lento.
“Ingegnere abbia pazienza lo sposti lei, per cortesia, sono a letto influenzata.”
“Neanche per sogno, cara signora, non mi prendo questa responsabilità.” risponde con la voce stridula e compunta del rompicoglioni di razza.
“Scendo” rispondo laconica. Accarezzo l’idea di portami giù il coltello del pane e farlo fuori in garage. Chi mai potrebbe pensare a me, non ho un movente. L’ingegnere mi aspetta impettito nel suo cappottino cammello e guanti in mano.
Naturalmente non si muove di un millimetro mentre mi esce un ernia per trascinare il motorino qualche metro più in là.
“Ingegnere senta, devo chiederle un favore."  Mi guarda allibito.
“Non farebbe mica un salto alla farmacia qui di fronte per una tachipirina, sa la momento non c’è nessuno che…"
“Assolutamente no signora, spiacente. Lei potrebbe anche prenderne venti e morire e io ne sarei responsabile. Buona giornata."
Mette in moto e se ne va, non dove dovrebbe, ma se ne va.
Guardo il mazzo di chiavi di casa che ho in mano: c'è n’è una più appuntita e davanti a me c’è la macchina della moglie del rompicoglioni…
Non ce lo fatta. Me ne sono tornata a letto e sono qui a meditare una vendetta.
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categoria:lingegnere del terzo piano
mercoledì, 13 dicembre 2006
Un raggio di sole
 
Oggi è arrivata una stagista. Qui da me si fanno ricerche e studi, è uno di quei posti cupi, con i colleghi che non sorridono mai, non fanno chiacchiere nella pausa caffè, stanno chiusi nelle loro stanze a leggere, a riflettere, a scrivere, sono privi di senso dell’humor, se fai una battuta ti guardano stupefatti attraverso le lenti spesse. In cuor mio credo che passino la metà del loro tempo a parlare male l’uno dell’altro e a piantarsi coltelli nella schiena  e, due mani sul fuoco no, ma una sì, a fare solitari al computer. Insomma, a parte la segreteria dove si rintracciano parvenze di umanità, è una grandissima noia.
La stagista me l’hanno appoggiata sulla scrivania di fronte. Sui 26 anni, carina, aria cosmopolita, studi economici in posti internazionali prestigiosi, anche se sembra appena uscita dal DAMS. Sorride apertamente e cosa ancora più piacevole ha un’aria svaporata.
Potrebbe essere qui, come alle prove di una piece teatrale, come alla lavanderia a gettoni. Ha qualcosa che mi ricorda Goldie Hawn da giovane. Grandiosa.
Qualche collega si è districato dalle ragnatele e si avventura a osservare il fenomeno: fanno domande serie e pertinenti, lei li guarda come gli scheletri dei dinosauri al museo delle scienze. Il mio capo-cobra, dopo aver fallito una rapida avance, la mette subito al torchio, secondo il triste destino delle stagiste: fotocopie, ricerche bibliografiche e montagne di dati e di grafici da elaborare. Lei non si scompone e passa la mattinata in chiacchiere: mi racconta che è innamorata persa di un tipo che sta a Stanford (!!!) e che non vede l’ora che lui venga, e quanto è carino e quanto è dolce, e quanto lo amo…
“Sono pronti i grafici che le ho chiesto?”
 Il cobra incattivito dal rifiuto, imperversa a più non posso.
“Oh i grafici! Vediamo…oh si, ma certo…. i grafici… - rimesta tra alcuni fogli - eccoli… e glieli porge tutta sicura con un sorriso. Tempo dieci minuti e il cobra riappare:
“Che roba è questo?” chiede Cobra a Goldie che con gli occhi sognanti sta scrutando l’orizzonte in cerca di Stanford.
“Oh questo? Oh… ecco… si…questo è il grafico…
“Signorina io leggo sull’asse delle ascisse i mesi del 2006 e sull’asse delle ordinate numeri da uno a cento. Una linea rossa crescente.
“Sii...”
“… e il titolo del grafico è Amore di Kika per Kuko. Cuoricini dappertutto…signorina.”
Oh! … ma si, ecco… non è quello giusto… lo faccio subito e glielo porto.
Cobra va via annichilito. Lei mi guarda e ride come la bambina beccata con le mani nella marmellata.
Io sono estasiata.
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categoria:la stagista innamorata
mercoledì, 06 dicembre 2006
Un amore di colf
 
Julie, la domestica filippina che mi sorregge due volte a settimana mi annuncia che se ne va.
Domani.
“Julie che è successo, perché?” Lei si barrica dietro il deferente mutismo orientale e mi guarda impassibile. Le ricordo che dovrebbe concedermi almeno una settimana, la imploro di lasciarmi il tempo di trovarne un’altra, di cercarmela lei. Le chiedo se le ho fatto qualcosa di male, se l’ho fatta lavorare troppo (figuriamoci) se ha ricevuto un’offerta migliore, se vuole più soldi…
“Signora io non vuole sposare Alex.”
La guardo allibita. Chi è Alex e che cavolo me ne frega a me che lei non vuole sposare Alex e, soprattutto che c’entra? Perché la criptica filippina si abbandona ora a queste confidenze? Vengo informata che Alex è il suo promesso sposo, sono stati fidanzati dai rispettivi genitori quando avevano 12 anni. Come nel Medioevo.
Decido di abbandonare i miei interessi ed entro in modalità investigativa:
“Julie, dimmi perché non vuoi sposare Alex?”
“Io amo un altro!”
Ohmiodio!, le mie amiche vengono abbandonate dalle colf perché inseguono paghe più alte e lavori meno pesanti e io mi ritrovo in una telenovela tipo “Schiava d’amore”. Non è che sono su Candid Camera?
“Julie, qual è il problema? Al cuore non si comanda. Molla Alex e sposa l’altro.”
“Altro già sposato. Italiano sposato con quattro figli.”
Sediamoci Julie, la faccenda si fa seria. Lascia perdere questa storia, l’italiano non molla mai la moglie, tanto meno con quattro figli.”
“Suo marito mollato lei, signora!”
Effettivamente, non fa una piega.
Ma che c’entro io? Può amare il bieco italiano e continuare a stirare le mie cose e a stanare le pantegane dalla stanza di mia figlia.
“Julie ti rendi conto che resti senza un fidanzato sicuro e senza lavoro?”
“Niente problema, signora. Italiano mio amore assunto me fissa.”
Ho preso una cibalgina e ho cominciato il giro di chiamate per cercare una nuova domestica. Single.
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categoria:un amore di colf
lunedì, 04 dicembre 2006
La battaglia ha inizio
 
E’ nell’aria. I segni dell’arrivo si moltiplicano: bagliori nelle strade, gente che ne parla dappertutto, fervore negli avamposti commerciali, carriaggi di pacchi.
E’ irrevocabile: è di nuovo Natale,  la battaglia campale ha inizio.
I primi assedi sono stati segnalati davanti alle vetrine del centro, qualche tafferuglio per accaparrarsi gli oggetti più inutili è stato registrato tra le truppe di stanza alla Rinascente.
Sono iniziati   i rastrellamenti dei disertori. I più sono stati trascinati via con la forza dalle Agenzie di Viaggio dove chiedevano asilo politico in paesi esotici; altri sono stati stanati  nelle Case al Mare dove si erano barricati con pile di libri e dvd.
Io sono stata presa per la soffiata di una vicina infame alla quale avevo confidato:
”Neanche morta salgo sul soppalco a prendere quelle dannate palline”
L’AFNATIC (Agenzia Festeggiamenti Natalizi A Tutti I Costi) ha minacciato di farmi intonare carole da qui al 25 se non avessi tirato fuori l’armamentario ed effettuato tutte le manovre.
Ho chiesto di essere passata per le armi.
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categoria:la battaglia di natale
sabato, 02 dicembre 2006
(Pre)occupazione
 
Mia figlia, primo liceo, mi chiama in orario scolastico. Allarme rosso: è caduta, è svenuta, ha sputato al professore, è fuggita da scuola. Non riesco a pensare.
“Giorgia che c’è?” esalo.
“Mamma sono al collettivo e abbiamo deciso di occupare”
“Deciso di occup… Giorgia sei tu? Occupare cosa?”
“Mamma, la scuola! Stiamo spostando i banchi per barricare l’entrata”
Non mi sento le gambe. Vedo una bambina che mi cammina al fianco e tiene la sua manina morbida nella mia. Dov’è, cos’è successo? Era così poco tempo fa… Chi è questa aliena che parla come i compagni del ’77?
“Perché cavolo dovete occupare la scuola?”
“Mamma, la Finanziaria”
“La Finanziaria!? Che ne sai tu della Finanziaria che stai sempre davanti a MTv ?
“Mamma, la Finanziaria è la manovra di bilancio che il governo propone ogni anno all’approvazione del Parlamento…”
“Embè?”
“Bè, questa proprio non va: abbiamo letto gli interventi della legge sull’Istruzione e non ci stanno bene! Vogliamo parlare col ministro.
Ho le vertigini, guardo il telefonino per controllare se il numero che chiama è quello di mia figlia. Forse è quella di Rutelli, o la nipotina di Padoa Schioppa. Quando è successo, quando? C’è un passaggio che mi deve essere sfuggito tra la lettura de ”La fabbrica di cioccolato” e quella della Finanziaria. Io ho solo una vaga idea di cosa sia una Finanziaria.
“Giorgia, tu adesso esci immediatamente da lì e torni di filato a casa”
“Mamma me lo hai detto tu che bisogna ribellarsi alle ingiustizie!”
“Non questa ingiustizia!”
“Quale allora? Io questa ciò per le mani!”
Ho bisogno di qualcosa di alcolico.
“Sto venendo lì, Giò”
“Non mi farai fare questa figura di merda!”
“Ma no, tesoro, vengo solo per portarti il tuo pigiamino con gli orsetti per passare la notte, la borsa dell’acqua calda e il tuo vecchio coniglio di peluche. E ti porto i pavesini, li vuoi i pavesini?
“Mamma, sto uscendo ci vediamo a casa.”
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categoria:okkupazione
venerdì, 01 dicembre 2006
Hair
 
Stamattina mi è successa una cosa terrificante.
Mentre spazzolavo la mia bella massa di capelli castani ho intravisto come uno sbarluccichio, un guizzo opalescente. Ho infilato le dita fra la ciocca e l’ho visto: un capello bianco.
L’inizio della fine.
Ho afferrato lo specchio che ingrandisce e di nuovo freneticamente l’ho cercato. Se ne stava lì, acquattato, circondato dai suoi colleghi castani, quelli legittimi. A meno di prendere il pennellino e la tempera nera di mia figlia, ho fatto l’unica cosa possibile: l’ho strappato. Quindi l’ho steso su un libro dalla copertina scura e l’ho esaminato. Era proprio bianco. Candido. Tutto bianco dall’inizio alla fine. Un capello bianco giunto a maturazione. Nessuna traccia di marrone che lasciasse sperare in un ripensamento. Total white.
Presa da un impulso di terrore ho cominciato a rovistarmi la chioma a caccia di altri intrusi, ma graziaddio niente. Mi sono seduta e, nell’ordine, ho pensato:
Capelli bianchi uguale rughe.
Rughe è uguale vecchiaia.
E’ finita.
Non ancora: la cosmesi ha fatto passi da giganti.
Oggi pomeriggio vado in profumeria con l’American Express Gold.
Avendocela.
postato da: violacciocca alle ore 11:12 | Permalink | commenti (9)
categoria:un capello bianco