Non ci posso credere
Sto facendo una ricca pasta alla carbonara con una pancetta profumatissima che mi hanno portato da Visso (Marche, paradiso dei salumi) e mi accorgo con orrore che non ho il parmigiano. Sono le otto e mezzo e non mi resta che chiedere alla vicina. Ci sono andata solo una volta per un problema condominiale e rimasi abbacinata da lei e da ciò che riuscii a scorgere della sua casa. Mi rivesto di tutto punto perché naturalmente sono in pieno sbraco serale post-lavorativo. Suono.
Dopo un tempo infinitamente lungo, apre lei, in persona. Alta, sottile, incarnato chiarissimo, occhi lunghi, quasi socchiusi, con lunghe sopracciglia, efebica, aristocratica, algida. In perfetto ordine, niente sciatterie. Ha persino le scarpe ai piedi. Costose.
“Buonasera” mormora stirando appena gli angoli della bocca. La lunga mano affusolata sostiene faticosamente una sigaretta.
C’è chi sta cucinando per lei, valuto in un istante con invidia verde.
“Mi spiace disturbarla, ma ho bisogno di una cortesia. Sto cucinando e mi sono accorta che non ho il parmigiano. Sa il soufflè al formaggio…” faccio sperando di guadagnare qualche punto e un po’ di comprensione. Saprà che esiste la carbonara?
“Parmigiano?” domanda come se stesse cercando di mettere a fuoco – Ah si, entri, si accomodi”
Dio, sono nel tempio del lusso. Abito vicino a Tronchetti Povera e non lo sapevo! Tutto è chic, soft, minimal: un’esile orchidea da 1000 euro spunta da un vaso di cristallo esilissimo, divani ecrù, quadri di quelli che non capisco ma quotati in borsa. E le tende…le tende sono uno spettacolo di grazia, eleganza e sofisticatezza. A dire il vero, io in una casa così appassirei di tristezza in pochissimi giorni e perderei l’appetito: sono sicura che mangia in piatti neri o qualcosa del genere. Non vedo l’ora di tornare alla mia pancetta.
“Ecco signora” l’algida-efebica è comparsa felpata alle mie spalle e mi tende un cartoccetto. Ringrazio eccessivamente, saluto eccessivamente e me ne torno a casa. Apro l’involucro e ci trovo dentro un pezzetto di parmigiano del 1981 attaccato alla crosta. Annuso: è andato. Pazienza ormai la pancetta è pronta, butto al pasta e grattugio a fatica le ultime scaglie. Mah, forse i sofisticati non cucinano, forse è allergica ai latticini, boh?
Sera dopo, sto spadellando sempre in grande sbraco quando suonano alla porta. Chi diavolo può essere alle nove di sera?
“Chi è?” chiedo sospettosa da dietro la porta.
“Sono Algida-Efebica, qui accanto”
Oh mio dio che può essere successo? Spalanco la porta e lei è lì scicchissimamente vestita, con il suo sorriso tirato che mi guarda da capo a piedi sforzandosi di reggere alla vista.
“Signora mi scusi il disturbo, volevo sapere se aveva ancora bisogno del parmigiano.”
Sbianco sia per lo stupore sia perché so dove si trova la crosta degli anni ‘80.
“Ah…ma si… ma certo… ha ragione, ho dimenticato di restituirglielo, mi scusi”
Silenzio condiscendente.
Mi lancio in cucina ravano furiosamente nell’immondizia, trovo il crostone sotto gli spinaci, lo pulisco con lo strofinaccio, lo avvolgo nel domopack e glielo rendo ringraziandola ancora. Lei mormora un “prego” molto sofferto e si ritira nelle sue ovatte costose.
Non riesco ancora a riprendermi.



