lunedì, 26 marzo 2007
Il convegno dei miracoli
 
Giorni fa mi hanno mandato a un convegno. Posto prestigioso, relatori prestigiosi, pubblico prestigioso, tranne me, altri ricercatori e cronisti vari. Le poltrone rosse in prima fila erano vuote, perché riservate ai superprestigiosi. Dopo quasi un’oretta in piedi, incredibile ma vero, una hostess mi si avvicina e mi invita a sedermi nella fila dei potenti dove è rimasto un posto libero. Mi sento un paria che per un misterioso volere di Budda è passato alla casta dei nobili e dei guerrieri. Neanche dieci minuti e arriva una personalità politica nota (diciamo che è stato il ministro più giovane dei governi italiani).
La signorina scatta solerte e ossequiosa, si avvicina a me e mi invita ad alzarmi per far posto all’onorabile onorevole. E a questo punto succede il vero grande miracolo: lui (proprio lui) mi blocca dicendo: “Signora ci mancherebbe… stia comoda” e fa cenno all’hostess di far alzare uno degli uomini. Io resto seduta a metà con la borsa in grembo e pronta allo scatto per dileguarmi al primo cenno. Lui si sistema nella poltrona accanto alla mia, io mi riappoggio allo schienale ancora guardinga, ma perdo la presa sulla borsa che scivola a una velocità pazzesca dalle mie gambe, si apre e molti, davvero molti, molti, molti oggetti cadono a terra.
Non potendomi procurare una morte rapida, li raccolgo affannosamente rinunciando al costoso profumo spray incastratosi tra i piedi dell’onorevole. A questo punto, terzo e ultimo miracolo: lui si china raccatta lo spray e me lo porge con un accenno di sorriso.
Per tutto il resto del convegno sono rimasta perdutamente innamorata di Letta il giovane.
L’ho già raccontato a duecentocinquanta persone. Per stasera sarà tutto finito. Spero.
 
postato da: violacciocca alle ore 12:21 | Permalink | commenti (41)
categoria:miracoli
mercoledì, 21 marzo 2007

               Claude Monet ,  "Le déjeuner"

Quando mi sembra che tutto diventi buio intorno a me ho una sola salvezza: questo quadro.

Mi concentro, e, semplicemente, ci entro dentro. Ne assorbo gli odori e quella luce perfetta, sposto la borsa e mi siedo sulla panca a consumare una colazione semplice e buonissima. Il bambino gioca. L'aria è tiepida. Non c'è niente al mondo che mi doni serenità come entrare in questo quadro. E' un esercizio che pratico da alcuni anni e via via mi perfeziono. Non ho più neanche bisogno di guardarlo, ne conosco ogni particolare e lo amo.

Solo che mi tocca sempre uscirne...

 

postato da: violacciocca alle ore 12:50 | Permalink | commenti (26)
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giovedì, 15 marzo 2007
Le gioie del bancomat
 
Mi trovo nel tempio romano dell’abbigliamento trendy delle adolescenti. E mi viene in mente Dante. Dante Alighieri, sì, e i gironi dell’Inferno. Potesse rimettere le mani sulla Divina, dovrebbe aggiungerci il girone della moda. Giorgia normalmente viene qui con le amiche (figuriamoci farsi vedere con la mamma!) ma di fronte a un cambio di stagione la mamma è ammessa.
Faccio parte della folta schiera delle “mamme-bancomat”. La mamma-bancomat non ha voce in capitolo si aggira, guarda, tocca, si avventura a indicare qualcosa alla figlia che vomita in risposta, finché, stordita dai gridolini di decine di teen agers, asfissiata dai gas venefici dei tessuti sicuramente cinesi si accascia sul divanone appositamente predisposto, prende lo sguardo vuoto dell’Attesa per rianimarsi all’apparizione della figlia all’uscita dal camerino. Nonostante l’amore filiale accechi, è ogni volta molto difficile per la mamma-bancomat-divano trovare qualcosa di carino da dire alla vista di smilzi straccetti scollacciati o pantaloni taglia unica 36 in cui la figlia si è strizzata. Giorgia non è magrissima ma a guardare bene intorno non c’è n’è una sola magra e adatta per quelle taglie da malato terminale. Tutte hanno i fianchi lievemente o pesantemente lardellati e tutte si infilano come salsicce in tubi di 20 cm di circonferenza.
“E’ un’amoreeee!!” uggiola una tredicenne davanti a una gonnina cortissima con alto elasticone in vita e dieci centimetri di orrida stoffa a copripubenda. Lei non è lardellata: è decisamente grassa, ma che importa, fila in camerino e quando esce sembra una delle ippopotamine della danza di Fantasia di Disney (pezzo davanti al quale non finirò mai di inchinarmi) “Carino” fa la sua mamma-bancomat, senza sorridere.
Dopo circa un’ora dal suo ingresso, la mamma-bancomat-divano si trasforma in mamma-bancomat-attaccapanni: si aggira sfinita carica di straccetti che le figlie depositano lievi sulle loro braccia.
E poi ci sono le nonne. Fantastiche! Le teen che hanno accettato di farsi regalare il guardaroba dalla nonna si sono votate al sacrificio estremo perché alla nonna non si può rispondere tanto male come alla mamma sia perché anziana, sia, soprattutto, perché la vecchia spenderà una somma tripla rispetto a quella della genitrice. Però la nonna rompe anche il triplo: è un continuo chiamare la nipotina e suggerirle abbinamenti impossibili e convincerla che il rosa le dona e cha sta meglio con la gonna…
“Signorina" fa una energica settantenne alla commessa che in genere ripiega incessantemente magliette e canticchia il motivo che assorda i locali – questa blusa le va troppo larga (!!!) non si può riprendere con una pence?
La commessa vaccilla: una pence? Che diavolo è una pence? “No signora quella va così.”
 “Ma no guardi: Ludo fatti vedere, basterebbero due pence qui che risaltano un po’ il seno e magari aggiungere una rouge sul bordo che ingentilisce. Sia gentile mi chiami la sarta.”
Ludo trattiene le lacrime: il calice è amaro ma vale la pena. Uscirà dopo tre ore con dieci bustone ricolme e si riprenderà in un battibaleno.
Anch’io ho la mia soma e finalmente stramazzo alla cassa dove ho il mio momento di gloria: tirar fuori il bancomat e pagare. Esaurita la mia funzione, si fa tutto il percorso di ritorno tra uggiolii di contentezza di Giorgia che continua a tirar fuori gli straccetti dalle buste e a inviare sms frenetici alle amiche per le descrizioni degli acquisti.
Io mi compro un gelato e cerco di non pensare.
postato da: violacciocca alle ore 09:29 | Permalink | commenti (45)
categoria:figlia e shopping
martedì, 06 marzo 2007
La chioma riccia non la voglio no!
 
“Che facciamo, il solito taglio antico?”
Lele mi taglia i capelli da dieci anni e da dieci anni non si stanca di spingermi – inutilmente - verso una acconciatura alla moda. Non che io abbia i capelli alla Rosy Bindi, una media lunghezza, scalati, mossi, niente di che, un taglio intramontabile.
“Ecco la carabiniera” mi dice quando arrivo, nel senso di “nei secoli fedele” per questo mio incrollabile attaccamento allo stesso taglio. D’altra parte ogni volta che mi sono abbandonata alla creatività di Lele ho pianto per giorni e gli passavo davanti alla bottega con il foulard in testa apposta per farlo sentire in colpa.
“Tu uccidi il mio estro: sempre lo stesso taglio, mai un riflessante, una permanente, un colpo di sole…tesoro mio, esci da quel sarcofago, fatti una taglio mozzafiato! Chi vuoi che ti si prenda così! Scioccali gli uomini, sei troppo rassicurante, cocca.”
“Lele, togli le tue manacce dai miei capelli, preferisco morire zitella piuttosto che riaffrontare uno di quei tagli da esposizione alla biennale.”
Le lavoranti sono abituate ai nostri battibecchi e neanche intervengono più. Tanto lo sanno che la spunto io.
“Ciccia, coraggio facciamo qualcosa di sauvage, qualcosa che trasmetta un po’ di vita!”
Un po’ di vita… mi ci vorrebbe. Ha  toccato il nervo giusto l’acconciatore, non so cosa sia ma …è un attimo e forse …sono posseduta dal demonio ma…
Lele afferra al volo che ha colpito nel segno e affonda:
“Sembri una candelina con la luce fioca, un fiore ammosciato, una madonella triste...”
“Gilda, ma davvero faccio questo effetto?” chiedo alla shampista sperando in un conforto.
“Nun è che stai male, però damme retta: un taglio novo te rimette al monno.”
E’ fatta. Cedo, nella folle speranza dell’effetto euforizzante di una nuova acconciatura.
“ Senti Lele, però…
“Via, si taglia la carabinieraaa!!!”
E’ gasatissimo, già sferraglia con gli attrezzi come un pazzo.
“Non ti azzardare a tagliarmi più di due centimetri e niente stranezze!”
“Tesoro abbandonati…”
Seguono un grandissimo sforbiciare, la permanentina che mi minaccia da anni, i bigodini, casco, una tortura orrenda non voglio guardare. Unica gioia, quintalate di Gente, Oggi, Amica, Grazia in cui mi immergo aspettando la visione finale.
Che non tarda ad arrivare. Via il casco, via i bigodini, grandi spazzolate, svolazzar di mani, di spazzole, di spray, creme, cremine, ed eccomi: sono Luigi XIV in persona, le Roi Soleil!
Una cascata di riccioli fitti fitti e dietro la faccia soddisfatta e sorridente di Lele.
Mi afferra un attimo prima dello svenimento.
“Io non sono quella, toglimi questi boccoli, fa qualcosa!!!”
“Gioia non c’è niente da fare, c’è la permanente.” Lele sa che con quest’affermazione si sta giocando la vita oltre che l’arredamento del negozio.
“Dai tesoro, sei uno splendore!”
“Uno splendore? Sono una montagna di profiteroles, ecco cosa sono!”
Esco come una furia, prendo la via di dietro per non incontrare nessuno, al cancello si casa incrocio Algida-Efebica che si limita ad aggrottare le sopracciglia. Guadagno la porta di casa, entro, ignoro Giorgia che mi chiede se mi sono messa una parrucca e vado dritta alla doccia. Litri di balsamo ma… niente da fare, sono tornati riccissimi. Ho già affrontato i colleghi. Sabato ho una cena.
Ho bisogno di un rimedio. Subito.
postato da: violacciocca alle ore 08:23 | Permalink | commenti (49)
categoria:capelli ricci