L’ingegnere del terzo piano colpisce ancora
Ieri ho avuto il piacere di sentire di nuovo la voce stridula dell’ingegnere del terzo piano. Avevo appena annaffiato quelle quattro piante mortaccine che ho sul davanzale, quando trilla vigoroso il citofono.
“Signora, sono Sempronio del terzo piano.”
Il rompicoglioni di razza.
“Dica, ingegnere”
“Mi sono piovute delle gocce sul parapetto del terrazzino.”
“Bene”
“No bene, signora. Male.”
“Perché, scusi?”
“Perché provenivano dal suo davanzale.”
“Preferiva che provenissero da un altro?”
“Signora non faccia la spiritosa! Lei deve annaffiare con moderazione.”
“Io annaffio con moderazione.”
“No, se vuole salgo e le dico come si annaffia correttamente.”
“Lei è un giardiniere? Un botanico?”
“No, sono un ingegnere ma mi intendo di piante e giardinaggio.”
“Arrivederla, ingegnere.”
Neanche due minuti e suona il campanello della porta.
Apro e me lo trovo davanti, rigido e impettito come il suo parapetto, con un piccolo annaffiatoio a beccuccio lungo in mano.
“Vede signora, questo è l’attrezzo giusto che lei deve adoperare per annaffiare le sue piante. Cosa usa lei, per curiosità?”
“Bicchieri o la brocca dell’acqua se voglio farla corta.”
“Bicchieri!”
“Bicchieri.”
Riprende colore e senza indugio si introduce in casa mia.
“Signora, se permette, le mostro l’efficacia di questo strumento: lei annaffierà più agilmente e io non sarò disturbato dalle sue gocce.”
“Ma che fastidio danno le mie quattro gocce al suo davanzale? Si asciugano, no? Mica le arrivano addosso!”
“Signora, di gocce accetto solo quelle che ci manda a suo piacere nostro Signore.”
Quest’uomo mi porterà dritta in galera per omicidio volontario e gratuitamente efferato. Ma mi daranno le attenuanti. Quintali di attenuanti. Oh si, ne varrà la pena.
Spalanca deciso la finestra e, dimenticando che le piante sono state già annaffiate e hanno già disturbato il suo insigne parapetto, va giù deciso di annaffiatoio.
L’acqua trabocca rapida dalla sottostante vaschetta e precipita felice in quantità intollerabili nel vuoto atterrando dove so già.
“Signora!!” - si alza pronta una voce femminile perentoria e indignata. E’ la degna moglie dell’ingegnere rimasta in attesa sul terrazzino, sporgendosi ad origliare la lezioncina che il coscienzioso marito era venuto a impartirmi.
Mi affaccio: l’amabile signora con bigodini e retina in testa e totalmente fradicia. E soprattutto è furibonda. Chiudo la finestra, grata alla giustizia divina.
“Grazie ingegnere, il suo consiglio è stato prezioso. Questo annaffiatoio è davvero fantastico. Arrivederci e buona giornata.”
I bicchieri vanno benissimo.