La chioma riccia non la voglio no!
“Che facciamo, il solito taglio antico?”
Lele mi taglia i capelli da dieci anni e da dieci anni non si stanca di spingermi – inutilmente - verso una acconciatura alla moda. Non che io abbia i capelli alla Rosy Bindi, una media lunghezza, scalati, mossi, niente di che, un taglio intramontabile.
“Ecco la carabiniera” mi dice quando arrivo, nel senso di “nei secoli fedele” per questo mio incrollabile attaccamento allo stesso taglio. D’altra parte ogni volta che mi sono abbandonata alla creatività di Lele ho pianto per giorni e gli passavo davanti alla bottega con il foulard in testa apposta per farlo sentire in colpa.
“Tu uccidi il mio estro: sempre lo stesso taglio, mai un riflessante, una permanente, un colpo di sole…tesoro mio, esci da quel sarcofago, fatti una taglio mozzafiato! Chi vuoi che ti si prenda così! Scioccali gli uomini, sei troppo rassicurante, cocca.”
“Lele, togli le tue manacce dai miei capelli, preferisco morire zitella piuttosto che riaffrontare uno di quei tagli da esposizione alla biennale.”
Le lavoranti sono abituate ai nostri battibecchi e neanche intervengono più. Tanto lo sanno che la spunto io.
“Ciccia, coraggio facciamo qualcosa di sauvage, qualcosa che trasmetta un po’ di vita!”
Un po’ di vita… mi ci vorrebbe. Ha toccato il nervo giusto l’acconciatore, non so cosa sia ma …è un attimo e forse …sono posseduta dal demonio ma…
Lele afferra al volo che ha colpito nel segno e affonda:
“Sembri una candelina con la luce fioca, un fiore ammosciato, una madonella triste...”
“Gilda, ma davvero faccio questo effetto?” chiedo alla shampista sperando in un conforto.
“Nun è che stai male, però damme retta: un taglio novo te rimette al monno.”
E’ fatta. Cedo, nella folle speranza dell’effetto euforizzante di una nuova acconciatura.
“ Senti Lele, però…
“Via, si taglia la carabinieraaa!!!”
E’ gasatissimo, già sferraglia con gli attrezzi come un pazzo.
“Non ti azzardare a tagliarmi più di due centimetri e niente stranezze!”
“Tesoro abbandonati…”
Seguono un grandissimo sforbiciare, la permanentina che mi minaccia da anni, i bigodini, casco, una tortura orrenda non voglio guardare. Unica gioia, quintalate di Gente, Oggi, Amica, Grazia in cui mi immergo aspettando la visione finale.
Che non tarda ad arrivare. Via il casco, via i bigodini, grandi spazzolate, svolazzar di mani, di spazzole, di spray, creme, cremine, ed eccomi: sono Luigi XIV in persona, le Roi Soleil!
Una cascata di riccioli fitti fitti e dietro la faccia soddisfatta e sorridente di Lele.
Mi afferra un attimo prima dello svenimento.
“Io non sono quella, toglimi questi boccoli, fa qualcosa!!!”
“Gioia non c’è niente da fare, c’è la permanente.” Lele sa che con quest’affermazione si sta giocando la vita oltre che l’arredamento del negozio.
“Dai tesoro, sei uno splendore!”
“Uno splendore? Sono una montagna di profiteroles, ecco cosa sono!”
Esco come una furia, prendo la via di dietro per non incontrare nessuno, al cancello si casa incrocio Algida-Efebica che si limita ad aggrottare le sopracciglia. Guadagno la porta di casa, entro, ignoro Giorgia che mi chiede se mi sono messa una parrucca e vado dritta alla doccia. Litri di balsamo ma… niente da fare, sono tornati riccissimi. Ho già affrontato i colleghi. Sabato ho una cena.
Ho bisogno di un rimedio. Subito.



