Le gioie del bancomat
Mi trovo nel tempio romano dell’abbigliamento trendy delle adolescenti. E mi viene in mente Dante. Dante Alighieri, sì, e i gironi dell’Inferno. Potesse rimettere le mani sulla Divina, dovrebbe aggiungerci il girone della moda. Giorgia normalmente viene qui con le amiche (figuriamoci farsi vedere con la mamma!) ma di fronte a un cambio di stagione la mamma è ammessa.
Faccio parte della folta schiera delle “mamme-bancomat”. La mamma-bancomat non ha voce in capitolo si aggira, guarda, tocca, si avventura a indicare qualcosa alla figlia che vomita in risposta, finché, stordita dai gridolini di decine di teen agers, asfissiata dai gas venefici dei tessuti sicuramente cinesi si accascia sul divanone appositamente predisposto, prende lo sguardo vuoto dell’Attesa per rianimarsi all’apparizione della figlia all’uscita dal camerino. Nonostante l’amore filiale accechi, è ogni volta molto difficile per la mamma-bancomat-divano trovare qualcosa di carino da dire alla vista di smilzi straccetti scollacciati o pantaloni taglia unica 36 in cui la figlia si è strizzata. Giorgia non è magrissima ma a guardare bene intorno non c’è n’è una sola magra e adatta per quelle taglie da malato terminale. Tutte hanno i fianchi lievemente o pesantemente lardellati e tutte si infilano come salsicce in tubi di 20 cm di circonferenza.
“E’ un’amoreeee!!” uggiola una tredicenne davanti a una gonnina cortissima con alto elasticone in vita e dieci centimetri di orrida stoffa a copripubenda. Lei non è lardellata: è decisamente grassa, ma che importa, fila in camerino e quando esce sembra una delle ippopotamine della danza di Fantasia di Disney (pezzo davanti al quale non finirò mai di inchinarmi) “Carino” fa la sua mamma-bancomat, senza sorridere.
Dopo circa un’ora dal suo ingresso, la mamma-bancomat-divano si trasforma in mamma-bancomat-attaccapanni: si aggira sfinita carica di straccetti che le figlie depositano lievi sulle loro braccia.
E poi ci sono le nonne. Fantastiche! Le teen che hanno accettato di farsi regalare il guardaroba dalla nonna si sono votate al sacrificio estremo perché alla nonna non si può rispondere tanto male come alla mamma sia perché anziana, sia, soprattutto, perché la vecchia spenderà una somma tripla rispetto a quella della genitrice. Però la nonna rompe anche il triplo: è un continuo chiamare la nipotina e suggerirle abbinamenti impossibili e convincerla che il rosa le dona e cha sta meglio con la gonna…
“Signorina" fa una energica settantenne alla commessa che in genere ripiega incessantemente magliette e canticchia il motivo che assorda i locali – questa blusa le va troppo larga (!!!) non si può riprendere con una pence?
La commessa vaccilla: una pence? Che diavolo è una pence? “No signora quella va così.”
“Ma no guardi: Ludo fatti vedere, basterebbero due pence qui che risaltano un po’ il seno e magari aggiungere una rouge sul bordo che ingentilisce. Sia gentile mi chiami la sarta.”
Ludo trattiene le lacrime: il calice è amaro ma vale la pena. Uscirà dopo tre ore con dieci bustone ricolme e si riprenderà in un battibaleno.
Anch’io ho la mia soma e finalmente stramazzo alla cassa dove ho il mio momento di gloria: tirar fuori il bancomat e pagare. Esaurita la mia funzione, si fa tutto il percorso di ritorno tra uggiolii di contentezza di Giorgia che continua a tirar fuori gli straccetti dalle buste e a inviare sms frenetici alle amiche per le descrizioni degli acquisti.
Io mi compro un gelato e cerco di non pensare.



