Mai più
Sei chili! Sei chili in più, ingrassata come un maiale per natale! Ho i rotolini sui fianchi farciti di mandorle, cioccolata, cornetti, millefoglie, pizze rustiche, tortellini, panne montate… dio quanto ho mangiato! I rotolini non li avevo mai avuti prima… Devo correre ai ripari.
Mi arrampico sull’armadio e dopo lungo e affannoso ravanare tiro fuori la mia splendida tuta degli anni novanta. E’ assolutamente orrenda e fuori moda ma dal momento che mi astengo con rigore da qualsiasi pratica sportiva… Si, in gioventù ho fatto qualche sforzo in molte direzioni (sci, tennis, nuoto, pallavolo,) più che altro per compiacere il ragazzo di turno ma poi mi sono rassegnata: il movimento mi fa male. Alla mente soprattutto, mi deprime. Ma ora è troppo! I rotolini!
Mi ficco un paio di scarpe da ginnastica e annuncio a mia figlia che vado a correre al parco. Mi guarda sbigottita e soprattutto inorridita: “Mamma sei spaventosa! Sembri nonna quando fa giardinaggio… se incontri una mia amica ti uccido.”
Esco baldanzosa. Imbocco un vialetto a caso e parto. Non corro da quando avevo dodici anni. Bè però non è così tragico, anzi… mi sento praticamente in forma!
Accendo l’Ipod di mia figlia per darmi un tono e sgambetto sicura sulla ghiaietta. Ah che meraviglia e quanta gente c’è: decine e decine di persone che corrono, tutte magre, tutte toniche, tutte con tenute strafiche. Me ne frego, mi godo l’aria tra i capelli e il verde del parco. Guardo l’ora: sono passati solo sette minuti!! Cacchio pensavo almeno venti. Dò un’acceleratina, pesto una cacca di cane ma proseguo baldanzosa.
Poi comincio a sentirlo. E’ il respiro, non è più regolare, sta montando come un gigantesco fiocco di ovatta, una palla in petto che mi sta avvolgendo il cuore e me lo sta stritolando.
Passa un ragazzo palestratissimo mi guarda di sfuggita poi mi riguarda preoccupato:
“Tutto OK?” Rispondo con le dita a “O” non riesco a parlare, devo essere scarlatta. E le gambe, oddio mi si sono staccate le gambe, sto correndo senza gambe! E quella luce là in fondo, quella signora col manto azzurro e il sorriso buono che mi tende le braccia…
Una panchina, la intravedo sulla destra, ci stramazzo sopra, mi sdraio. Sto per morire, sola in un parco, non ho detto le frasi memorabili a mia figlia, non ho lasciato scritta una riga, una volontà, un desiderio… il cellulare oddio ti ringrazio squilla: “Mamma posso andare da Chiara fra una mezzoretta?”
“Giorgia - esalo - tesoro mio, la tua mamma sta per morire su una panchina del parco, ho perso le gambe per strada, i polmoni sono usciti dal corpo non mi ricordo dove, vieni qui subito!
“Ma mamma! Io devo andare da Ch..”
“Cribbio vieni a darmi una mano non posso muovermi!”
Dopo dieci minuti una testa con un berrettino calato fino al naso si china su di me. Faccio un salto. Chi è?
“Mamma sono io.”
“Tu?Ma che fai col cappello?”
“Qui è pieno di amiche mie che vengono giocare a pallavolo, se mi vedono con te sdraiata sulla panchina e la tuta da profuga è un suicidio sociale…”
Come dio ha voluto sono tornata a casa appoggiata a quella che sarà la bastonata della mia vecchiaia. Ho avuto dolori alle gambe in tutto il corpo per tre giorni. I rotolini sono rimasti intatti, li porterò con me nella tomba.
La prossima volta che mi viene voglia di fare del moto mi stendo sul letto e aspetto che mi passi.



