lunedì, 08 ottobre 2007
Mr Bean mi fa un baffo
  
La giornata storta si presenta storta subito. Apri gli occhi e lei è li che ti porge il suo biglietto da visita: la sveglia non ha suonato, sono le nove e mezzo e tu dovevi essere in piedi alle sei e mezzo. Tre gigantesche ore di ritardo già accumulate, cui andrà sommato tutto il tempo per abluzioni, vestizione, colazione, percorso fino al posto di lavoro. Salto le abluzioni, sparandomi litri di deodorante ovunque ben sapendo che l’effetto combinato deodorante pelle non lavata produce un olezzo di cipollina aromatizzata al mughetto. Passo a una vestizione approssimativa, salto la colazione e caracollo verso la fermata dell’autobus. Il furgone che rifornisce la salsamenteria lì accanto parcheggia davanti a me, fregandosene della fermata. Scarica le olive, poi i surgelati, tira fuori due casse di pelati e una di marmellata. L’autobus non arriva. Continuo a osservare l’andirivieni del fornitore che sta impilando su una cassetta di mozzarelle, una di stracchini freschi freschi.
La giornata storta mi ricorda della sua esistenza: l’uomo inciampa sul gradino del marciapiede, barcolla, le cassette volteggiano brevemente nell’aria e quella degli stracchini mi viene incontro prima ancora che la metta fuoco. Si schianta sulla giacca e scivola lentamente sui piedi: uno stracchino si scarta e mollemente si adagia sulla mia scarpa di camoscio. Nuova nuova.
Ci guardiamo io e lo scaricatore, muti e sbigottiti. Due pischelli vicino a me si danno di gomito e ridacchiano.
Comincio a dare dei colpetti con il piede per staccare lo stracchino, ma niente. Mi chino, lo prendo con due dita ma è troppo fresco: si rompe, una parte resta sulla scarpa l’altra in mano. Scuoto la mano per liberarmi della deliziosa melma che in effetti si stacca, ma per finire sulla gonna della signora alla mia destra.
Arriva l’autobus, non ho tempo da perdere, mollo la signora inferocita, lo scaricatore contrito e i pischelli ridacchianti e salgo con la scarpa allo stracchino e la mano pure.
Come dio vuole arrivo in ufficio. Non faccio in tempo a uscire dall’ascensore che la segretaria mi assale in preda all’ansia:
“Il capo ti sta cercando da due ore! Dove sei finita… è urgente, è arrivato il Supercapopoteredivitaedimorte, ti aspettano in sala riunioni …e’ fuori di sé.  Corri!!”
Entro a precipizio, con un tocco di stracchino sulla scarpa e residui di formaggio sulla mano. Puzzo vagamente.
 Il capo caimano mi squadra da capo a piedi:
“A cosa dobbiamo l’onore di averla qui?”
Poi guardandomi insistentemente la scarpa:
“Ha fatto colazione in trattoria?”
“Si” -  esplodo io che ormai  non posso più di tutta quella faccenda. “Si, dottor Caimano, ho fatto colazione in  trattoria: la trippa era ottima e anche la finocchiona e il caciocavallo, ma lo stracchino…ah lo stracchino era una vera delizia ne ho mangiato talmente tanto che me lo sono spiaccicato  tutto addosso. Dovrebbe assaggiarne anche lei. Vuole?” faccio tendendogli la mano stracchinata.
Sto aspettando la lettera di licenziamento. E comunque ne passerà di tempo prima che mangi di nuovo lo stracchino.
postato da: violacciocca alle ore 13:26 | Permalink | commenti (20)
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