mercoledì, 29 novembre 2006
Basta un fiore
A dire il vero non so nemmeno come è fatta una violacciocca. Da piccola, nel giardino di mia nonna crescevano le violette e quelle me le ricordo bene, ma della famiglia delle viole non so nulla. Perché allora questo nickname che io stessa trovo raccapricciantemente romantico? Un perché c’è.
Molti anni fa, io e la mia amica del cuore fummo lasciate in contemporanea dai nostri rispettivi ragazzi. Entrambi (fu  solo una coincidenza ma ci uccise) ci avevano sostituite con due bellone di prima categoria.
Mentre ci intristivamo a vicenda piangendoci a turno sulle spalle, la mamma dell’amica sentenziò: “Ragazze non buttatevi giù: ricordatevi che le rose sono belle ma avvizziscono presto: voi siete come le violacciocche, quei fiori timidi che crescono all’ombra delle foglie che nessuno nota subito ma che sono altrettanto belle e hanno un profumo tenue ma duraturo. Credetemi le violacciocche sono meglio delle rose!!" 
Fu meglio di un Prozac. Ci rinfrancammo e soprattutto ci credemmo.
Questo sentirci violacciocche ci sostenne per diverso tempo, sicure che prima o poi qualcuno dalla vista acuta, molto acuta, ci avrebbe notate. Così è stato, in effetti, ma è sul “duraturo” che l’effetto violacciocca non ha funzionato. I nostri colori tenui e il nostro profumo delicato non sono stati apprezzati. Io me ne sono tornata sotto le foglie con la nuova violacciocca che ho messo al mondo 14 anni fa e alla quale la prima parola che  ho insegnato è stata: rosa.
postato da: violacciocca alle ore 13:24 | Permalink | commenti (7)
categoria:perché violacciocca